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LACRIME

Piangi. Piangi perché ti fa bene. Quante volte l’avete sentito dire? Come un mantra, come una linea guida al dolore. E a me a volte viene da dire qualcosa come “ma te che ne sai di cosa mi fa bene?”. Però non riesco a piangere. Eppure il mondo intorno cambia, e non come voglio io, e ho sempre meno opportunità di dire la mia. Sento che inizieranno ad andarmi di traverso un po’ di date. Come quel 25 settembre, che vedrà un altro avvenimento giunger senza ch’io possa farci nulla, anche se non mi piacerà. E se ricordo com’era, da bambino, vedere le cose scorrere senza capirle, a volte ho una certa dose di rimpianto. È vero, è la comprensione delle cose a provocare sofferenza. Beati gli stupidi, verrebbe da dire. E beato chi riesce a piangere, aggiungerei, anche se per alcune cose non ne vale la pena. Ma sapete quando fa davvero male? quando qualcosa ti fa male, ti urtica la pelle, e rende nervosi, tristi, senza energie, eppure continui a sbatterci la testa. E tutti siamo vittime e carnefici, chi più l’una e chi più l’altra. Siamo come la pioggia, c’è dove cade più frequentemente, dove meno, ma cade sempre. E fa rabbia sentire il male che ci causiamo, vederlo dopo, sentirsi stupidi perché la lama che quella persona ci conficca nel ventre, un po’ la spingiamo dentro senza accorgercene. E non si deve per forza provare amore, per provare questo dolore. E anche qui, non riesco a piangere. Anzi, ho continuato a sorridere a tutti, cadendo nel tartaro senza riuscire a vedere uno spiraglio, sedotto e guidato da una voce mielosa, dolce e meschina, che mi invitava a scendere sempre di più. Stupidi, così ci si sente una volta capito che la dolce melodia delle sirene ha fatto schiantare migliaia di navi, di deboli che non sapevano resistere al loro canto. O forse se riesci a uscirne sei un po’ come Ulisse, che, legato all’albero della nave, ascolta il canto delle sirene e soffre, perché vorrebbe raggiungerle, vorrebbe sbatterci la testa. Ma i compagni, sacri come una colomba che porta l’ulivo, loro ti salvano, ti legano, ti portano fuori. Amore tossico, come Jake. Ed è vero che per capirsi bisogna crescere, per questo quel sentimento che nasce prima di una certa età viene snobbato, come fosse un filo di vento in mezzo alla tormenta. Tutti entriamo nella tormenta prima o poi. O forse no, forse è il destino dei fragili, dei deboli, di chi deve imparare per andare avanti. Non si è mai abbastanza maturi quando si fanno alcune scelte, e quando se n’è consapevoli a volte si recrimina, altre si va semplicemente avanti, perché in fondo una vita senza errori, è mal vissuta. E comunque, ancora non riesco a piangere. E cos’altro turba? I cambiamenti, repentini e a volte troppo concentrati nel breve periodo. Se il progresso è qualcosa di positivo per l’essere umano, l’eccesso di velocità porta sempre qualcosa di negativo. In macchina una multa, nella vita scombussola i piani. E quando tante cose cambiano, quando l’ansia che provi nessuno la può portare con te, bisogna avere le spalle larghe il doppio. Sì che ci sto male, ma ancora non piango. Sono convinto che piangere troppo, o troppo poco, faccia male allo stesso modo, eppure non c’è misura, non so misurarmi. So che le lacrime vere te le strappa solo chi ha e avrà un posto fisso nella propria vita, ma alcune volte, quelle poche volte, la persona per cui piangi è meglio lasciarla che trovarla.